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Un po' di storia delle Fibre Tessili

 

 

LE FIBRE NATURALI

 

Fino ai primi anni del ventesimo secolo l'industria tessile si è basata esclusivamente sulla lavorazione delle fibre naturali. Sin dai primordi, infatti, l'uomo si servì di quanto era offerto spontaneamente dalla natura.


Le fibre vegetali, ricavate da erbe palustri, da steli filamentosi e da foglie coriacee, furono le prime ad essere notate nel patrimonio naturale che circondava i nostri antenati. Il loro utilizzo, che risale all'epoca delle palafitte, era limitato alla fabbricazione di funi e reti da pesca.


Il primo impiego della lana per usi tessili è legato ad organizzazioni sociali di tipo agricolo e pastorale, mentre il successivo impiego della seta si può ambientare in organizzazioni di stampo artigianale.


In Occidente le prime piante coltivate specificamente per scopi tessili furono la canapa e il lino. La grande diffusione del cotone avvenne in epoche più recenti e seguì l'introduzione di processi di lavorazione industriali, dettati dall'esigenza di soddisfare i bisogni di masse di consumatori sempre più consistenti.

 

 

LE FIBRE ARTIFICIALI

 

Il desiderio di emulare la natura e di garantire una produzione non soggetta all'influenza delle condizioni ambientali e stagionali furono i fattori principali che indussero l'uomo a ricercare dei materiali che sostituissero le fibre naturali.


Nel 1664 il fisico inglese Robert Hooke intuì come si poteva produrre un filo artificiale, simile alla seta, da una massa liquida vischiosa, la quale, una volta fatta passare attraverso un piccolo orifizio, solidificasse per coagulazione. Questa idea rimase un'utopia fino al 1846, quando fu scoperto il nitrato di cellulosa, la soluzione vischiosa di partenza.


Il conte francese Hilaire Bernigaud de Chardonnet brevettò la "seta artificiale" (rayon Chardonnet) nel 1884, e cinque anni dopo, all'esposizione mondiale di Parigi, furono presentati per la prima volta filati e tessuti ottenuti dal nitrato di cellulosa.


L'importante novità fu seguita dalla nascita delle fibre artificiali da cellulosa rigenerata (rayon cupro, rayon viscosa, fibre modali) e poi delle fibre di acetato. Gli "anni ruggenti" del Novecento videro la diffusione delle calze e della biancheria intima di "seta artificiale".


Più tardi si sperimentarono materiali derivati da proteine (del latte, delle arachidi, del granturco, della soia), che tuttavia ebbero interesse commerciale per un periodo breve. Sul finire del secolo scorso iniziò la produzione di nuove fibre cellulosiche (lyocell) con metodologie più rispettose dell'ambiente.

 

 

LE FIBRE SINTETICHE

 

L'esperienza acquisita e il progresso scientifico e tecnologico indussero l'uomo a sostituirsi alla natura nella realizzazione, mediante processi di sintesi macromolecolare, del prodotto di partenza per ottenere materiali tessili completamente nuovi.


Nel 1925 il chimico tedesco Hermann Staudinger avanzò la proposta di creare fibre tessili formate da diverse micromolecole legate in macromolecole, allo stesso modo di quanto avveniva in natura.


Il concetto divenne realtà dieci anni più tardi, quando un gruppo di scienziati statunitensi, guidati dal chimico Wallace Hume Carothers, riuscì a sintetizzare in laboratorio la poliammide 6,6. A partire dal 1938 fu messa in commercio dall'azienda DuPont De Nemours la prima fibra sintetica: il nylon.


La piena affermazione delle fibre sintetiche si verificò negli anni Cinquanta, con il grande utilizzo in tutto il mondo delle calze di nylon trasparenti e delle magliette di nylon. Nel frattempo era iniziata la produzione di nuovi tipi di fibre, come il poliestere, l'acrilico e il polipropilene.


Negli anni Sessanta diverse innovazioni migliorarono le caratteristiche delle fibre esistenti, mentre dal decennio successivo si diffusero altri materiali, tra i quali le fibre derivate da sostanze inorganiche (carbonio, metalli, vetro).

 

 

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